IL FONDO STORICO

Il tempo, nel suo scorrere perpetuo e irresistibile, trascina con sé tutte le cose create e le sprofonda negli abissi dell’Oscurità… Ma il racconto della storia è un valido argine contro il fluire del tempo perché, afferrando con una salda presa quante più cose galleggiano sulla sua superficie, impedisce che scivolino via e si perdano nell’abisso dell’Oblio
— Anna Comnena, Proemio dell’Alessiade

Il Fondo storico Monsignor Munerati, intitolato all’illustre concittadino Mozzecanese, è un’ampia raccolta di documenti e di volumi inerenti la storia del nostro paese. Antiche mappe topografiche - tra cui spicca la “Topographiam Veronensis Agri” redatta da Ioannes Nachius e datata 1625 – reperti di epoca romana, edizioni a stampa di inizio Settecento con incisioni di Francesco Lorenzi, raccolta di fotografie e documenti storici di diversa natura trovano nella loro attinenza alla storia di Mozzecane il loro pregnante valore culturale e documentale. Il Fondo è arricchito in continuazione da nuovi acquisti e da donazioni di persone di Mozzecane e dei paesi limitrofi che in esso vedono un’istituzione seria e affidabile per la conservazione del patrimonio documentale. Il Fondo ha pubblicato diversi volumi inerenti le diverse epoche della storia di Mozzecane e del suo circondario

 
 

MONSIGNOR DANTE MUNERATI

Vescovo di Volterra, Principe del Sacro Romano Impero, Conte Palatino, Gran Ufficiale della Corona d'Italia, Cav. dei SS. Maurizio e Lazzaro.

 

Nato da umile famiglia in Bagnolo San Vito (Mantova) il 12 ottobre 1869, S. E. Mons,. Munerati trascorse l'infanzia a Mozzecane (Verona) ove i genitori si erano trasferiti pochi mesi dopo la sua nascita. Alle scuole elementari si distinse ben presto per prontezza d'ingegno, schiettezza di carattere e nobiltà di aspirazioni che lo fecero raccomandare all'Istituto aperto in Verona da Don Nicola Mazza per « studenti poveri e bravi ».

Percorse quindi brillantemente il ginnasio e il liceo,  frequentando le scuole del Seminario vescovile, e conseguì anche il diploma di maestro elementare. Ma, sentendo forte vocazione alla vita religiosa e missionaria, chiese di essere accolto tra i figli di Don Bosco. Ammesso come aspirante al collegio di Valsalice, il 9 novembre del 1889, vi ricevette l'abito chiericale dalle mani del Servo di Dio Don Michele Rua, l'8 dicembre del 1890, e si consacrò per sempre al Signore coi voti perpetui il 12 agosto 1891.

 

Nel triennio seguente compì gli studi teologici e, laureatosi in Teologia, Diritto Canonico e Civile, ricevette l'Ordinazione sacerdotale a Borgo S. Donnino da S. E. Mons. Tescari, il 17 febbraio 1894. Celebrò la sua prima Messa nel Collegio di Parma dov'era insegnante e fino al 1907 continuò a prestarvi la sua attività salesiana come Consigliere scolastico e Catechista. I Superiori, valutando le sue particolari doti, gli affidarono il delicato incarico di Procuratore Generale della Società Salesiana in Roma, alla promozione di Mons. Marenco alla sede vescovile di MassaCarrara. Tenne l'alto ufficio fino al 1924, caro ai Sommi Pontefici Pio X, Benedetto XV e Pio XI, apprezzatissimo dalla Santa Sede e dal Governo italiano. Consultore di varie Sacre Congregazioni e Commissioni Pontificie ed esaminatore di Curia, mise a servizio della Santa Chiesa i suoi talenti e la sua perizia giuridica. Ma la missione che lo rese più popolare, e che egli ebbe carissima, fu quella di Assistente Ecclesiastico dell'incipiente Associazione Romana degli Studenti Universitari di Azione Cattolica.

 

 

Degno figlio di Don Bosco egli prodigò ai giovani il fervore del suo apostolato, la saggezza della sua direzione, i tesori della sua cultura e della sua esperienza con quella amabile giovialità che gli guadagnava la confidenza di tutti. Pio XI volle premiare il suo zelo elevandolo all'Episcopato e destinandolo, con Bolle del 20 dicembre 1923, alla sede di Volterra, già cattedra di S. Lino, il primo successore di S. Pietro. Non è quindi a dire quanto Clero e popolo gli fossero affezionati! E quanta stima raccogliesse nei suoi rapporti colle autorità, cogli uomini di studio e cogli esperti di problemi sociali. Quanta venerazione nelle Curie e nei Seminari presso cui la Santa Sede l'incaricò sovente di particolari missioni. Tutti ammiravano in lui la forte intelligenza, la vasta cultura, il carattere schietto, la soda pietà: ma soprattutto la grande bontà del cuore che si apriva a tutti colla semplicità dei grandi e l'umiltà dei santi. Le virtù caratteristiche della scuola di Don Bosco formarono le gemme più preziose della sua corona pastorale.